si veda a piè dell'immagine un breve appunto esplicativo premendo invece sulla stessa si accede direttamente all'intervista
n. 37/2005, Padova
Questa è, ovviamente, solo un'intervista, e non un testo acca- demico. Anche perché essa
è comparsa in una curiosa (e spartana) colla- na di testi pubblicata da un variegato gruppo di amici usi a dibattere di argomenti i più disparati durante peregrinanti riunioni conviviali nelle trattorie tipiche del Veneto, dove
la "tipicità" va intesa come il coniugarsi dell'antica origine del sito con la perma- nenza di tradizioni culinarie autoctone.
Il valore immateriale della tradizione fa riandare il "colpevole intervistato", se mi è consentito esprimere ciò in questo appunto, al ricordo commosso di Giorgio Lago, da poco scomparso. Gior- nalista di razza, nonché attento "lettore" di una realtà veneta ahimè troppo spesso banalizzata, Lago detestava i luoghi comuni. E, per restare al tema, egli trovava nel "modello veneto" l'arche- tipo di una (pericolosissima) illusione ottica collettiva.
Il "model- lo" non era per lui quello celebrato dalla politica politicante, bensì l'esito virtuoso delle mille energie individuali che i veneti avevano saputo trarre da un antico, e problematico, passato. Ritornando a questa intervista, essa compare in un
numero de "I nuovi Samizdat", una denominazione che richiama i testi clandestini della dissidenza dell'ex-Urss.
Ovviamente il richiamo è alla circolazione di questi libretti, volutamente ristretta ai sodàli di questa sorta di salotto itinerante ed a pochissimi "amici degli amici". E tuttavia, anche se tirato in numero limitato di copie, il testo qui riprodotto contiene spunti in qualche modo utili ad approcciarsi ad un tema complesso come quello del supposto "modello veneto di sviluppo".
Padova, marzo 2005
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G. ROVERATO insegna Storia economica nella Facoltà di Scienze Politiche
dell'Università degli Studi di Padova, e Storia dell'industria nel Master in "Conservazione gestione e valorizzazione del patrimonio industriale"
promosso da Università di Padova, Politecnico di Torino,
IUAV di Venezia e dai Comuni di Terni e di Schio, del cui Comitato
ordinatore è componente. Nella Facoltà di Economia, sempre a Padova, egli tiene poi un corso di Storia economica e dell'impresa.
I suoi interessi di ricerca riguardano in particolare
la storia imprenditoriale e la storia dello sviluppo economico. In questo
ultimo ambito, egli si è occupato dell'avvio e della crescita della
industrializzazione del Veneto. La sua bibliografia comprende un centinaio di
titoli, tra monografie e saggi apparsi in riviste o volumi.