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Giovedì 12 Giugno 2003
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Intervista al prof.
Roverato docente di economia
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«Puntare sulla
ricerca»
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(gi.bru.)
Una laurea breve di ingegneria tessile e nuovi centri di
ricerca. Potrebbe essere la ricetta per far sì che Valdagno e
l’intera vallata diventino vero polo d’eccellenza in campo
produttivo. La propone il prof. Giorgio Roverato (nella
foto) , valdagnese di nascita, docente di storia economica
alle Facoltà di Scienze politiche e di Economia dell’Università di
Padova. L’idea è quella di puntare alla specializzazione con
indirizzi di studio in grado di affrontare la crisi generalizzata
del tessile, che coinvolge anche l’industria locale, perché
«Valdagno non è l’ultimo angolo della terra, partecipa
all’industrializzazione dell’Europa e ha una classe operaia che è
una delle più vecchie del continente europeo». In quest’ottica,
«bene fanno gli industriali» a difendere a denti stretti un corso
per periti tessili, nonostante il calo di iscrizioni all’Itis
"Vittorio Emanuele Marzotto". Se hanno scritto al Csa di Vicenza (il
Provveditorato agli studi di una volta) per trovare soluzioni
alternative all’eliminazione di questo indirizzo (gli studenti
interessati non arrivano a 15), è stato per «continuare a garantire
la formazione di tecnici esperti e quadri dirigenziali sfruttando
tutte le specializzazioni possibili offerte dall’Istituto della
città». - Professore, ristrutturazioni in campo
tessile ce ne sono un po’ ovunque. Come si inserisce in questo
quadro la Marzotto? «L’azienda, ormai Gruppo, ha dovuto
affrontare severissime crisi di ristrutturazione dipendenti dalla
situazione non certo felice dell’intero settore. Ma non
dimentichiamo che è stata la linfa vitale per molte altre aziende
della vallata. Le conoscenze acquisite dai lavoratori in Marzotto
sono servite agli ex dipendenti per mettere in piedi piccole
attività comunque importanti, una volta fuori dall’azienda "madre"».
- Come dire che la Marzotto ha fatto scuola?
«Certo. E non solo nel tessile e nell’abbigliamento, ma
anche nel meccanico, nelle materie plastiche e in molti altri
comparti». - In quest’ottica si può ancora dire che
piccolo è bello? «Solo se c’è specializzazione. Una
produzione indifferenziata non premia gli sforzi messi in campo».
- Allora la Marzotto può essere ancora considerata
punto di riferimento per la vallata? «Si è sviluppato un
processo di simbiosi con la zona, che non tramonterà mai. È una
forma di orgoglio per il territorio, ancor più oggi che è una
multinazionale». - Compresa la delocalizzazione?
«Stare sui mercati esteri è nel dna di Valdagno ed
incentiva tanti piccoli operatori a trovare nicchie di mercato, con
cui aggredire i concorrenti stranieri. Delocalizzazione non
significa andare nei Paesi dell’Est soltanto per trovare manodopera
a basso costo. È utile che, come ha fatto la Marzotto, ci si muova
con attenzione esportando sì produzioni verso i terzisti, ma
acquisendo impianti in zone ad antica vocazione tessile con
maestranze che hanno dimestichezza con il prodotto da generazioni».
- Specializzazione come volano dell’economia. E per
il commercio? «La regola non cambia. È impossibile che i
negozi di zona possano fare concorrenza a grandi centri commerciali.
Per "intercettare" i clienti devono proporre qualcosa di diverso,
come ad esempio prodotti tipici, in campo alimentare».
- E per il turismo? «Servono poli
attrattivi in grado di invogliare i visitatori. Le terme di Abano e
Montecatini ad esempio sono vincenti, perché insistono in un’area
aperta e vivace, a differenza di Recoaro che potrebbe essere aiutata
da una concreta campagna
commerciale».
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